Anemia

L’anemia (da an – privativo + haima – sangue) è una condizione clinica caratterizzata da una ridotta concentrazione di emoglobina (proteina fondamentale, in grado di legare l’ossigeno e cederlo ai tessuti) o da un basso numero di globuli rossi nel sangue, per cui il corpo produce troppo pochi globuli rossi sani, ne perde troppi o li distrugge in numero maggiore rispetto a quanti ne produce. Il compito dei globuli rossi è quello di trasportare l’ossigeno dai polmoni al resto dell’organismo e, per far questo, utilizzano proprio l’emoglobina. Quest’ultima, per legare a sé l’ossigeno, ha bisogno del ferro che, se viene a mancare o a diminuire, crea problemi all’ossigenazione delle cellule del corpo. Viene detta anemia fisiologica, cioè non indicativa di alcuna patologia, in certe situazioni particolari, come la gravidanza o l’età neonatale, quando, intorno ai due mesi, avviene il passaggio dall’emoglobina fetale a quella adulta. Vengono, invece, dette parafisiologiche quelle forme di anemia che non comportano evidenti alterazioni dello stato di salute. Esistono poi diverse varianti tra cui: l’ anemia da malattie croniche, causata da infiammazioni croniche (epatite, problemi renali, cancro e Aids) o intestinali, che provocano un malassorbimento delle sostanze nutritive, come ad esempio in caso di celiachia; l’anemia emolitica, caratterizzata dalla distruzione veloce dei globuli rossi tanto da non permettere al midollo di rimpiazzarli; l’anemia aplastica, la più grave, causata dalla limitata capacità del midollo di produrre i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Stabilire il tipo di anemia non è una cosa facile, perché questa patologia non si circoscrive al numero dei globuli rossi (che in alcuni casi, policitemie, può anche essere elevato), ma dal contenuto di emoglobina del sangue. Si parla di anemia quando i valori di emoglobina sono al di sotto di 13 g/dl nell’uomo e di 12 g/dl nella donna. L’anemia può essere caratterizzata da forme anomale dei globuli rossi, quali sferiche, grandi e provviste di nucleo, piccole, ellissoidali. Solitamente la morfologia dei globuli rossi è sempre indicativa del loro stato di salute; eventuali alterazioni rispetto alla norma sono indicatrici di patologie in corso. Debolezza, pallore, tachicardia, vertigine, dispnea sono sintomi di questa condizione che, nei casi più gravi può portare all’insorgenza di una insufficienza cardiorespiratoria. L’entità della sintomatologia non dipende tanto dai valori assoluti di emoglobinemia, ma dalla velocità con cui si instaura l’anemia e di conseguenza dal tempo che l’organismo ha per adattarsi alle variazioni dei suoi livelli. Tra le cause scatenanti ci sono la carenza di ferro, proteine e vitamine, emorragie evidenti o occulte, come quelle intestinali nei soggetti affetti dal morbo di Crohn. Tuttavia l’anemia può insorgere anche per malattie ereditarie o emolisi. Per scoprire questa particolare condizione clinica è necessario un esame emocromocitometrico, che va interpretato dal medico alla luce del quadro complessivo del paziente. Altri esami utili sono la sideremia (dosaggio di ferro presenti nel sangue), la ferritina (dosaggio delle riserve di fero nell’organismo), la trasferrina e la bilirubina. Alcuni farmaci come l’aspirina, gli antinfiammatori, certi tipi di antibiotici, i contraccettivi orali, l’alcol e altre sostanze possono essere responsabili dell’anemia perché favoriscono le emorragie oppure perché ostacolano o inibiscono la produzione midollare di globuli rossi. I più importanti farmaci usati nella terapia delle anemie sono il ferro, la vitamina B12 e l’acido folico, per la ricostituzione delle riserve; invece per stimolare la produzione di globuli rossi si usa testosterone e, per le forme più gravi, si può essere utile l’uso dell’eritropoietina. Nei casi più gravi di anemia, con gravi emorragie, si ricorre alle trasfusioni. L’anemia, essendo spesso una complicanza di altre malattie, aggrava la condizione della persona portando esiti anche fatali come nel caso della broncopneumopatia cronica ostruttiva. La forma di anemia più diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo, tra cui l’Italia, è l’Anemia Mediterranea o Talassemia che raggruppa una serie di differenti malattie ereditarie, caratterizzate da un’alterazione dell’emoglobina, con diversi gradi di gravità. In relazione al tipo di alterazione si distinguono forme più o meno gravi, dall’alfa talassemia-1 che provoca solo un lievissimo stato anemico, fino alla beta talassemia omozigote. In Italia si registra la presenza della variante più benigna, ossia la talassemia minor. In questa non ci sono sintomi e non costituisce alcun rischio se non quando si decide di avere un figlio: nel caso si trovi un partner anch’egli portatore sano, le probabilità di avere un bambino malato è del 50%.
 

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